ALDO SPECCHIA, La documentazione scolastica. La scuola tra memoria e futuro, Anicia, Roma, 2001, pp. 240, 

La scuola, nell’assolvere alla sua funzione formativa, realizza processi, compie azioni, produce materiali su esperienze, elabora cultura: prodotti di taglio didattico e professionale che spesso, per l’incapacità di conservarne traccia significativa nella memoria dell’istituzione, sono destinati a disperdersi. E con loro, pezzi di "storia scolastica" che si potrebbero, invece, recuperare e rileggere e sui quali si potrebbe riflettere per ritrovare il senso dell’esperienza, del suo farsi, del suo proporsi come segno distintivo di una comunità di bambini e di adulti, del suo attestarsi come percorso di riflessione e di riscoperta.

Una scuola che utilizza la documentazione come "cultura" e come "pratica" non corre questo rischio.

Fare documentazione equivale a:

razionalizzare il processo di elaborazione, sistematizzazione, archiviazione e diffusione di materiali informativi, di vitale importanza in una scuola come organizzazione complessa;

costruire la memoria, la storia e l’identità di una scuola;

capitalizzare la cultura elaborata fra le pareti scolastiche;

compiere un percorso personale e collettivo di riflessione sulla didattica, sulle pratiche correnti, sulle strategie messe in campo, sul modo di svolgersi della professionalità, allo scopo di innescare meccanismi di miglioramento.

Muovendo da queste riflessioni, il libro si propone come bussola per orientare i dirigenti scolastici, i docenti, le Funzioni obiettivo, i gruppi di lavoro nell’universo della documentazione, esplorato utilizzando due piste - il riflettere e il fare - nella consapevolezza che la riflessione teorica e l’impianto operativo-procedurale costituiscano direzioni obbligate per documentare in modo scientifico le esperienze in ambito didattico e professionale.

Il terreno scelto è quello della cultura organizzativa mentre la proposta, nelle ragioni che la fondano, negli orientamenti che esprime, nei percorsi che delinea, proprio perché ispirata ai principi di traducibilità e di praticabilità, ha l’indubbio merito di indicare alcune "rotte" che possono essere seguite senza il ricorso a risorse e strumenti eccezionali.

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