Racconti comuni in ballate italiane, svedesi e britanniche: un confronto

 

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La Morte Occultata     Il ritorno del figlio avvelenato     Edward     Come un'antica saga vichinga     Sigismondo e Adelin     De Två Systrarna (Le Due Sorelle)     Esercizi Interattivi

 

1.   La Morte Occultata

 

Cominciamo il nostro percorso con una tipica ballata europea raccolta in quasi tutti i paesi del vecchio continente. Per convenzione riassumiamo tutte le sue varianti sotto lo stesso titolo: La Morte Occultata, che già ci rivela il tema narrativo dominante. Lorigine è scandinava anche se sono le versioni bretoni quelle che hanno influenzato di più le varianti nelle lingue romanze. Nelle versioni raccolte in Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda e le Isole Far Øer, il nome dell'eroe è generalmente Oluf, Olof o Olaf.

La storia si può riassumere più o meno così:

Oluf andò a cavallo prima dellalba, ma gli sembrò chiaro come se fosse giorno[1]. Arrivò a una collina dove cerano degli elfi che danzavano. Una fanciulla uscì dalla danza, gli mise un braccio intorno al collo e gli chiese se voleva ballare. Lui rispose che non era venuto nel bosco in cerca di avventure amorose e che il giorno seguente sarebbe stato il giorno del suo matrimonio. Lei fece unulteriore proposta dicendo che, se si fosse concesso a lei, gli avrebbe offerto regali magici, quali un cavallo che poteva andare e tornare da Roma in unora e una spada tanto bella come mai si era vista su un campo di battaglia; inoltre tanti oggetti in oro. «Tieniti il tuo oro», rispose Oluf, «io vado dalla mia promessa sposa.» Lei allora lo colpì sulla guancia tanto forte che il sangue imbrattò il suo mantello, poi lo colpì in mezzo alle spalle tanto da farlo cadere a terra. Infine disse: «Alzati Oluf e torna a casa, non vivrai più di un giorno.»

Tornò a casa sfatto; sua madre era al cancello: «Perché torni a casa così triste?» «Prendi il cavallo e chiama un prete. Corri a chiamare i miei sette fratelli e la mia giovane sposa.» Quando la sposa arrivò con il suo seguito udì le campane suonare e chiese: «Perché suonano?» «È usanza qui accogliere così le spose.» Ma appena entrò in casa vide che tutte le donne stavano piangendo. «Perché piangono?» chiese, ma nessuna rispose. Entrò poi nellatrio e si sedette sulla panca riservata alla sposa e disse: «Vedo cavalieri che vanno e vengono ma non vedo il mio Oluf.» La madre ribatté: «Oluf è andato nel bosco con i falchi e i cani.»

La sera accesero le torce per condurre la sposa al letto nuziale, ma mentre vi si stavano recando, un paggio di Oluf rivelò la verità: «Il mio signore giace sul baldacchino mortuario e tu dovrai sposare suo fratello». «Mai arriverà giorno nel quale mi prometto a due fratelli!» Chiese di vedere Oluf e giunta davanti al baldacchino, tolse la coperta che occludeva il corpo, lo baciò, dopodiché il suo cuore si ruppe per la disperazione.

 

Le versioni danesi conosciute come Elverskud hanno influenzato la letteratura tedesca tanto che il poeta Johann Gottfried von Herder la tradusse in tedesco come Erlkönigs Tochter (La figlia del re degli elfi) e Goethe la utilizzò per scrivere una ballata romantica.

Quest'ultima ha dato ispirazione a Schubert per la famosa composizione musicale di che porta lo stesso titolo[2].

Nella versione svedese che segue[3] la storia non è completa. Oluf, invece di una fata, incontra una sirena, ha una relazione amorosa con lei, ma non sappiamo cosa succede dopo.

Herr Olof

Herr Olof han sadlar sin gångare grå        Herr Olof ha sellato la sua cavalla grigia,
Så rider han sig till havsfruns gård            
 e ha cavalcato fino alla tana della sirena.
Herr Olof han red guldsadeln flöt             
 La sua sella d'oro volava sulle onde.
Han sjunker i havsfruns sköt                             
E Herr Olof sprofondò nell'abbraccio della sirena.

Välkommen välkommen herr Olof till mig        “O benvenuto, Herr Olof, benarrivato da me!
I femton år har jag väntat på dig                         
Sono giusto quindici anni che ti sto aspettando.
Var är du födder och var är du buren                 
Dove sei nato e cresciuto,
Var haver du dina hovkläder skuren?                  
E dove furono fatti i tuoi abiti di corte?”

På konungens gård är jag födder och buren         “
Sono nato e cresciuto nel castello del re
Där haver jag mina hovkläder skuren                   
Ed è là che furono fatti i miei abiti di corte.
Där har jag fader och där har jag mor                   Là vivono mio padre e mia madre,
Där har jag syster och bror.                                  
E là vivono mia sorella e mio fratello.”

Men var har du åker och var har du äng?             
“Ma dove sono i tuoi campi e le tue terre?
Var står uppbäddad din bruaresäng?                     
E dove mai sta il letto nuziale della tua sposa?
Var haver du din fästemö                                     
E dove mai sta la tua innamorata
Med henne vill leva och dö?                                 
Con la quale vivrai e morirai?”

Där har jag åker och där har jag äng                     “Là sono i miei campi e le mie terre,

Där står uppbäddad min bruaresäng                      e là è il luogo dove sta il letto nuziale.
Där haver jag min fästemö                                     
Là è il luogo dove vive la mia innamorata,
Med henne mig lyster att leva och dö                    
Con la quale ho giurato di vivere e morire.

Men hör riddar Olof kom följ med mig in              “Entra ora, Herr Olof, siediti qui accanto a me,
Och drick ur min kanna det klaraste vin.               
E bevi dal mio calice questo chiaro vino.
Var är du födder var är du buren                           
Ora, dove sei nato e cresciuto
Var haver du dina hovklädder skuren                     e
dove furono fatti i tuoi abiti di corte?”

Här är jag födder och här är jag buren                   “
Qui sono nato e cresciuto
Här haver jag mina hovkläder skuren                    e qui sono stati fatti i miei abiti di corte.
Här har jag fader och där har jag mor                    Qui vivono mio padre e mia madre,
Här har jag syster och bror                                     e
qui sono mia sorella e mio fratello”

Men var har du åker och var har du äng?               “E dove sono i tuoi campi e le tue terre?
Var står uppbäddad din bruaresäng                        E
dove mai sta il letto nuziale della tua sposa?
Var haver du din fästemö                                       Dove mai vive la tua innamorata,
Med henne vill leva och dö                                    con la quale vivrai e morrirai?”

Här har jag åker och här har jag äng                      “Qui sono i miei campi e le mie terre,
Här står uppbäddad min bruaresäng                      qui è il luogo dove sta il mio letto nuziale.
Här haver jag min fästemö                                     
Qui è il luogo dove vive la mia innamorata,
Med dig vill jag leva med dig vill jag dö                 
Con te io vivrò, con te io morirò”

 

In questa versione è evidente che il vino bevuto da Olof è in realtà una pozione magica che lo stordisce e lo trasporta in un'altra dimensione nella quale la sirena si impossessa della sua volontà. Olof non tornerà più a casa e le sue ultime parole presagiscono la sua fine. Ricordiamoci la credenza popolare secondo la quale le sirene sono invidiose della vita e fanno di tutto per attrarre gli uomini verso la morte come già era successo a Ulisse[4]

L'incontro con la sirena, che lo aspettava da quindici anni, è parte di un sogno erotico che si evidenzia proprio il giorno prima delle nozze. Amore sensuale che però porta alla morte. Perché mai Olof dovrebbe andare dalla sirena proprio alla vigilia delle sue nozze? E' forse la paura di perdere il potenziale erotico rinchiuso in un matrimonio e non più disponibile per altre avventure?

Dante sottolinea bene questo aspetto nel XIX canto del Purgatorio[5] nel quale il sommo poeta in sogno trasforma una donna balbuziente in una sensuale sirena. Ne intravede il pericolo e la falsità quando si rende conto che la sua immaginazione maschile è traviata dalla sensualità femminile che si tramuta in un suo desiderio erotico non più sostenuto e guidato dalla ragione. L'uomo dunque diventa puro istinto e si allontana dalla ragione dinnanzi ad una prospettiva erotica. La sirena, donna che mostra i sensuali seni ma non il sesso, attrae in disparte gli uomini per svelare quello che nasconde. Così facendo li porta alla perdizione. Dante, con l'aiuto di una donna virtuosa e grazie a Virgilio che squarcia le vesti della sirena, al posto dell'immaginario erotico vede il marcio nel ventre di questa e svegliandosi si ravvede. Olof invece cade nella trappola, sprofonda nell'abbraccio con la sirena, ed è punito per non essersi ravveduto.

Nelle molteplici versioni scandinave la donna traviatrice può anche essere una fata, figlia del re degli elfi. Si rimane comunque nel campo dei sogni come in questa variante, tradotta in inglese ma svedese di origine, ove la storia è più completa e simile a quella  precedentemente riassunta.

 

The Elf King’s Daughter

The Elf King’s Daughter                                       La figlia del re degli elfi

 

Sir Olaf rides from house and hall                             Sir Olaf cavalca di casa in casa

Till late, his wedding guests to call.                           fino a tardi per invitare gli ospiti nuziali.

 

There, elves are dancing on the green,                        Là gli elfi stanno danzando sul prato.

Elf King's daughter amidst them is seen.                   Fra di loro c'è la figlia del re degli elfi.          

 

Welcome Sir Olaf, your hand I'll take,                     Benvenuto Sir Olaf, dammi la mano,

Come dance and join us for my sake.                        vieni a ballare e unisciti a noi per amor mio.

 

I shall not dance nor dance I may,                           Io non ballerò e neanche posso ballare.

Tomorrow will be my wedding day!                         Domani è il giorno del mio matrimonio!                 

 

Mark well, Sir Olaf, and dance with me,                  Ascolta bene, Sir Olaf, e danza con me:

Two golden spurs I'll give to thee!                             due speroni d'oro ti darò!

 

A silken sark snow white and fine,                            Un bel vestito di seta bianco come la neve,

My mother bleached it by moonshine.                    che mia madre ha reso bianco col il chiarore della luna.

 

I shall not dance nor dance I may                            Non ballerò e nemmeno posso ballare:

Tomorrow will be my wedding day!                         domani è il giorno del mio matrimonio!

 

Mark well, Sir Olaf, and dance with me,                  Ascolta bene, sir Olaf, e danza con me:

A mountain of gold I'll give to thee!                        Ti darò una montagna d'oro!

 

To a mountain of gold I'll not say nay,                    Non dirò no ad una montagna d'oro,

But I shall not dance nor dance I may.                    ma non ballerò poiché non posso ballare.

 

If you refuse to dance with me                                Se ti rifiuti di ballare con me

Illness and pest shall follow thee.                        malattia e pestilenza ti perseguiteranno.

 

Over his heart she struck amain,                               Lo colpì con violenza sul cuore.

Never he felt such bitter pain.                                    Mai sentì un dolore così forte.

 

Pale-faced he sat on his horse so tame:                     Pallido si sedette sul suo fiero cavallo:         

Go back", she cried, to your worthy dame.        Ritorna, gridò, dalla tua preziosa dama.

 

And when at last he reached his gate                         E quando infine raggiunse il cancello

Trembling his mother stood to wait.                          sua madre tremante lo aspettava.

 

My son, my son, oh tell me true,                              Figlio mio, figlio mio, dimmi la verità:

Why is your face of deathlike hue?                          Perché il tuo viso ha un colore mortale?                 

 

Of deathlike hue it needs must be                           Di un colore mortale dev'essere,

For Elf King's daughter did I see.                            poiché ho incontrato la figlia del re degli elfi.

 

My son so dear, and loved so well,                          Mio caro e amato figlio,

What to your bride I needs must tell?                      Cosa diremo alla sposa?

 

Tell her that to the woods I'm bound                      Dille che sono andato al bosco

To exercise my horse and hound.                             per allenare il cavallo e il cane da caccia.

 

At early dawn, at break of day,                                  All'alba, all'insorgere del giorno,

Came bride and guests in their wedding array.           arrivarono la sposa e gli ospiti in abiti nuziali.

 

They feasted and drank of wine and beer.                 Festeggiarono bevendo vino e birra.

Where is Sir Olaf, my bridegroom dear?                 Dov'è Sir Olaf, il mio caro sposo?

 

Sir Olaf to the woods is bound                                Sir Olaf è andato al bosco

To exercise his horse and hound!                             per allenare il cavallo e il cane da caccia!

 

The bride she lifted the cloth so red                          La sposa sollevò il panno rosso.

There lay Sir Olaf, and he was dead.                         Là giaceva Sir Olaf ed era morto.

 

E' impossibile determinare quali versioni siano più antiche, ovvero se sia una sirena o la figlia del re degli elfi la causa della morte di Olaf. Qui Olaf rifiuta la relazione amorosa (rifiuta il ballo, metafora dell'unione sessuale), ma il suo rifiuto lo porta alla vendetta della fata. Sembra che Olaf capiti per caso al ballo degli elfi, ma se vogliamo trasformare il sogno in realtà è probabile che sia andato a congedarsi dall'amante dove l'amore erotico gioca le sue ultime carte per impedire le nozze. L'erotismo è permeato di magia dove la ragione perde il contatto con la realtà razionale e promette regali magnifici. Olaf qui reagisce un po' come Dante e rifiuta i regali, ma il diniego porta alla vendetta dell'amante abbandonata. Storie che si ripetono da secoli, travestite da magiche allegorie nella fantasia popolare.

In altre versioni svedesi[6] si trovano queste strofe che rimarcano in maniera più evidente l'idea della morte occultata, ovvero il tema più ricorrente nelle varianti del sud Europa.

The bride unto her maid spoke so:                                    La sposa parlò così alla damigella:

What does it mean that the bells thus go?             Perché le campane suonano così?

 

It's the custom of this our isle, they reply,                      E' usanza di quest'isola, risposero,

That each young swain ringeth home his bride.    Che ogni giovane innamorato suoni alla casa della sposa.

 

The truth to you to tell I fear,                                           Temo di dirti la verità,

Sir Olaf is dead, and he's laid in his bier.                      Sir Olaf è morto e giace sul baldacchino.

 

And on the morrow, e'er light was the day                       E il mattino seguente, non era ancora giorno,

Around Sir Olaf's house three ghosts did stray.                intorno alla casa di Sir Olaf vagavano tre spiriti.

 

It was Sir Olaf and his young bride                                  Erano Sir Olaf e la sua giovane sposa

And also his mother, of sorrow she died.                    e anche sua madre che morì di dolore.

In Gran Bretagna le versioni raccolte sono state titolate dal Professor Child[7] come Clerk Colvill. Le varianti britanniche sono un po' confuse e senza la conoscenza dei testi scandinavi sarebbe difficile arrivare ad una comprensione intellegibile.

 

Clerk Colvill

 

(Giordano Dall'Armellina)

 

Personaggi:      Clerk Colvill, la sua promessa sposa, una sirena, la madre e il fratello di Clerk Colvill.

Luoghi:            Un prato, i pozzi di Slane, la casa di Clerk Colvill.

 

Clerk Colvill and his lusty dame             Clerk Colvill e la sua vigorosa dama

Were walking in the garden green,         passeggiavano nel prato del giardino,

The belt around her stately waist                       la cintura intorno alla sua regale vita

Cost Clerk Colvill  pounds fifteen.         era costata a Clerk Colvill quindici sterline.

 

"O promise me now, Clerk Colvill,        Promettimi ora, Clerk Colvill,

Or it will cost you muckle strife,             o ti causerà gran discordia,

Ride never by the wells of Slane,                        di non passare dai pozzi di Slane,

If you would live and brook your life."   se vuoi vivere e sopportare la tua vita.

 

"Now speak no more, my lusty dame,   Non parlare più, mia vigorosa dama,

Now speak no more of that to me;         Non me ne parlare più;

Did I ever see a fair woman                    Ho mai visto una bella donna

But I would sin with my body?'               con la quale peccherei con il mio corpo?

 

He's taken leave of his gay lady,             Ha preso congedo dalla sua signora

Not minding what his lady said,              non facendo caso a ciò che aveva detto,

And he rode by the wells of Slane,          e cavalcò presso i pozzi di Slane,

Where washing was a bonny maid.          dove una bella fanciulla stava lavando.

 

"Wash on, my bonny maid,                     Continua a lavare mia bella fanciulla,

That wash so clean your sark of silk;"     che pulisci così bene la tua camicia di seta;

"It's all for you,  gentle knight,                “E' tutta per te, gentile cavaliere,           

My skin is whiter than the milk."             La mia pelle è più bianca del latte.

 

He's taken her by the milk-white hand,   L'ha presa per la sua mano bianca come il latte,

And likewise by the grass-green sleeve,   e parimenti per la manica verde erba,

And laid her down upon the green,          e l'ha stesa sull'erba,

Nor of his lady speered he leave.             E alla sua signora non chiese il permesso.

 

Then loud,  cried Clerk Colvill,              Poi forte gridò Clerk Colvill,

"O my head it pains me sair;"                Oh la mia testa mi fa così male;

"Then take", the maiden said,                Allora prendi, disse la fanciulla,

"And from my sark you'll cut a gare"     e dalla mia camicia taglia un lembo.

 

Then she gave him a little bane-knife,    Poi gli diede un coltellino avvelenato,

And from her sark he cut a share;           e lui dalla camicia tagliò un pezzo;                     

She tied  it round his whey-white face,   Lo avvolse attorno alla sua pallida faccia,           

But ay his head it ached mair.                Ma ahimè la sua testa doleva di più.

 

Then louder cried Clerk Colvill,             Più forte gridò Clerk Colvill,

"O sairer,  aches my head"                    O la mia testa mi fa ancora più male

"And sairer, ever will,                            E male ti farà sempre di più,

till you be dead!"                                    fino a quando morirai!

 

Out then he drew his shining blade        Allora sguainò la sua spada lucente

Thinking to stick her where she stood,   pensando di trafiggerla dove lei stava,

But she was vanished to a fish                ma si era trasformata in pesce

And swam far off, a fair mermaid.          e nuotò via, lontano, una bella sirena.

 

"O mother, mother, braid my hair         Oh madre, madre, intreccia i miei capelli,

My lusty lady, make my bed.                  Mia vigorosa dama, fammi il letto,

O brother, take my sword and spear      Oh fratello, prendi la mia spada e la mia lancia

For I have seen the false mermaid."       poiché ho visto la falsa sirena.

 

Clerk Colvill compra una cintura preziosa per la futura sposa come pegno per il matrimonio a venire. Possiamo supporre che anche la dote della sposa fosse alquanto interessante e le nozze organizzate di conseguenza. Lei, che è definita come “lusty” cioè vigorosa, ma anche bramosa e in ultima analisi possessiva, è consapevole che Clerk ha un'amante e gli chiede di prometterle che non andrà a trovarla presso i pozzi di Slane. L'uomo si risente per tale richiesta e reagisce in maniera rude, come colui che sa che la donna ha smascherato le sue intenzioni. E infatti ubbidisce all'istinto e non alla ragione e corre verso il pozzo di Slane. Il pozzo, essendo una fenditura nella madre terra dove l'acqua sgorga, rappresenta l'energia erotica della vita dalla quale Clerk Colvill è attratto[8]. Di fatto non sa resistere a tale richiamo, visto qui come qualcosa di magico che dà assuefazione, e corre verso i pozzi di Slane per incontrare l'amante. Al suo arrivo la donna sta lavando una camicia per lui e come tentazione erotica gli mostra la sua pelle bianca come il latte[9]. E' la visione alla quale Clerk Colvill non sa opporre diniego e, come succede nelle ballate europee, per non dire esplicitamente che fanno l'amore, si racconta che la prende per la mano bianca come il latte e la stende sull'erba.

Venuta a conoscenza che lui sta per sposare un'altra donna, l'amante gli causa la morte con un coltello imbevuto di veleno. Lui tenta di reagire, ma è troppo debole e la donna/sirena svanisce, come nel sogno di Dante, mostrando la vanità dell'amore perverso rappresentato dall'inafferrabile pesce che fugge via.

Al suo ritorno a casa il morente chiede che gli si faccia il letto, come succede in decine di altre ballate europee. Chiede inoltre al fratello di prendere la sua spada e la sua lancia. Queste dovranno essere sepolte con lui come voleva la tradizione. E' un'usanza questa che risale a molti secoli prima di Cristo e riguarda le sepolture di cavalieri e persone di rango in antiche civiltà europee.

Nelle varianti britanniche la morte non è occultata e ciò costituisce una differenza con le altre ballate continentali.

La storia nella ballata ci vuol far credere che la morte sia dovuta ad un essere soprannaturale che lo ha stregato. Così la sirena o la figlia del re degli elfi diventa la donna fatale alla quale gli uomini non sanno resistere.

Il professor Child nel suo The English and Scottish Popular Ballads (pag. 349) riporta anche il riassunto di una versione bretone che è probabilmente la variante di mezzo, ovvero l'anello di congiunzione fra le ballate scandinave e quelle del sud Europa.

Il conte Nann e sua moglie si sposarono che avevano rispettivamente tredici e dodici anni. L’anno seguente nacque un figlio e il conte chiese alla moglie che cosa desiderasse in dono. Lei disse di volere della selvaggina e allora Nann prese la sua lancia e si diresse al bosco. All’ingresso del bosco incontrò una fata che gli disse che lo aspettava da tanto tempo e aggiunse: «Ora che mi hai incontrato mi devi sposare». «Sposarti?! Io sono già sposato.» A queste parole la fata disse: «E allora scegli se vivere sette anni da infermo o se morire entro tre giorni».

«Preferisco morire entro tre giorni», rispose risoluto. Tornato a casa Nann chiamò sua madre, le raccontò tutto e le chiese di fargli il letto e di non dire nulla della sua morte alla sposa.

La moglie cominciò a chiedere come mai Nann non fosse ancora di ritorno. Le dissero che era andato a caccia nel bosco per prenderle qualcosa. Chiese perché i servitori stessero piangendo e le risposero che i migliori cavalli erano affogati mentre li lavavano. Disse che non c’era da preoccuparsi: Nann ne avrebbe portati degli altri. Allora domandò perché i preti stessero cantando e le campane suonassero. Le risposero che un uomo al quale avevano dato alloggio era morto quella stessa notte. Chiese quale vestito avrebbe dovuto mettersi per andare in chiesa il giorno dopo, quello rosso o quello blu? Le consigliarono quello nero.

Quando andò in chiesa notò una tomba con terra fresca e a questo punto le dissero la verità. Disperata, lasciò detto di prendersi cura di suo figlio e finì con questa frase rivolta alla madre di Nann: «Vostro figlio è morto, vostra figlia è morta».

 

Il conte Nann rifiuta di diventare l'amante della figlia del re degli elfi e tuttavia il suo destino non sarà diverso da quello di Oluf.

Nelle versioni che seguiranno, tutte in lingue romanze, l'accento sulla morte occultata sarà ancora più evidente. Cominciamo a introdurre una variante del sud Europa analizzando una versione in langue doc.

 

Comte Arnau

(Earl Arnau)

 

 

(Giordano Dall'Armellina, Alessandro Panella)

 

Personaggi: Il conte Arnau, la madre di Arnau, la sposa di Arnau.

Luoghi:       Piemonte, la casa di Arnau, la chiesa del paese.

 

Lo comte Arnau, lo chivalier,             Il Conte Arnau, il cavaliere

dins lo Piemont va batalhièr.              va a battagliare in Piemonte.

«Comte Arnau, ara ten vas;               «Conte Arnau, ora te ne vai,

digas-nos quora tornaràs.»                  dicci quando tornerai.»

 

«Entà Sant Joan ieu tornarai               «Tornerò entro San Giovanni

e mort o viu aicì serai.                         e morto o vivo sarò qui.

Ma femna deu entà Sant Joan             Mia moglie verso San Giovanni deve

me far lo pair dun bel enfant.»          farmi padre di un bel bambino.»

 

Mas la Sant Joan ven darribar.           Ma San Giovanni arriva,

lo Comte Arnau ven a mancar.           il Conte Arnau manca.

Sa mair, del mai naut de lostal,         Sua madre dallalto della casa,

lo vei venir sus son caval.                   lo vede venire sul suo cavallo.

 

«Mair, fasètz far viste lo lèit               «Madre, fatemi fare subito il letto

que longtemps non i dormirai.            che non dormirò a lungo.

Fasètz-lo naut, fasètz-lo bas,              Fatelo alto, fatelo basso,

que ma femna nentende pas.»           basta che mia moglie non senta.»

 

«Comte Arnau, a qué vos pensatz,     «Conte Arnau a cosa pensate,

quun bel enfant vos quitariàtz?»       che lascerete un bel bambino?»

«Ni per un enfant ni per dus,              «Né per un figlio, né per due,

mair, non ressuscitarai plus.»              madre, non risusciterò più.»

 

«Mair que es aquel bruch dins lostal?  «Madre cos’è quel rumore dentro la casa?

Sembla las orasons dArnau.»               Sembrano le preghiere di Arnau.»

«La femna que ven denfantar              «La donna che ha appena partorito

orasons non deu escotar.»                    non deve ascoltare le preghiere.»

 

«Mair, per la fèsta de deman              «Madre, per la festa di domani,

quina rauba me botaràn?»                  quale vestito mi metteranno?»

«La femna que ven denfantar           «La donna che ha appena partorito

la rauba negra deu portar!»                 deve mettere il vestito nero!»

 

«Mair, porque tant de pregadors?       «Madre, perché così tanti che pregano?

Qué dison dins las orasons?»             Cosa dicono nelle orazioni?»

«Dison: la que ven denfantar            «Dicono: quella che ha partorito

a la misseta deu anar.»                      deve andare a messa.»

 

A la misseta ela sen va,                     Lei se ne va alla messa,

vei lo Comt Arnau enterrat:               vede il Conte Arnau sepolto:

«Vaqui la clau de mon cinton,           «Eccovi la mia chiave personale,

Tòrnarai plus a la maison.                  non tornerò più a casa.

 

Terra santa, tel cal obrir,                    Terra santa, devi aprirti,

Voli parlar a mon marit.                     voglio parlare a mio marito.

Terra santa, tel cal barrar,                  Terra santa, devi chiuderti,

Amb Arnau voli demorar.»                 con Arnau voglio restare.»

 

(Testo e musica tratti dall’album di Rosina e Martina de Peira Cançons de femnas, Edicions Revolum, Tolosa)

Ci si rende subito conto che la morte non avviene più per mano di una sirena o di una fata, ma è la guerra la responsabile della tragedia. Il racconto si fa più realistico e universale e accentua la tragicità con l'occultamento della verità sulla morte dell'eroe.

Arnau, nome comune anche per le varianti catalane, parte per la guerra e torna ferito all’inizio dell’estate, precisamente a San Giovanni[10]. In tutte le varianti di questa ballata la madre vede arrivare da lontano (o attende) il figlio che in genere le chiederà, dopo una breve conversazione, che gli si faccia il letto dove aspetterà la morte.

Un'altra novità è la presenza di una moglie che ha appena partorito la quale, all'oscuro della morte del marito, chiede lumi alla suocera su quale vestito dovrà mettersi per la festa o per andare in chiesa. La risposta in tutte le versioni sarà: “Mettiti quello nero!” Qui subentra la teatralità nel racconto nel quale noi auditori, ma in realtà spettatori grazie al nostro terzo occhio che visualizza la storia, sappiamo la verità ed assistiamo a queste conversazioni con animo partecipe e compassionevole. La frase Mettili quello nero! è più rivolta a noi che alla moglie e va letta come richiesta di complicità da parte della suocera. E' come se ci dicesse: “Io e voi sappiamo perché ho risposto così.” Diventa così, in nuce, una tragedia di tipo greco, come Edipo Re, nella quale noi sappiamo la verità, ma non i protagonisti i quali verranno a conoscerla nel momento topico e drammatico della rappresentazione. In entrambi i casi la verità occultata nello spettatore genera la pietas, intesa come attenzione compassionevole verso ciò che è fragile e mortale. E' in questo modo che la tragedia della moglie di Arnau, accentuata dalla nascita di un figlio, diventa la proiezione di un nostro vissuto, reale o ipotetico, nel quale tutti ci riconosciamo. Siamo noi, ciascuno per conto proprio ma insieme agli altri auditori, che formiamo il coro greco, silente e dolente, dei sentimenti di pietas.

La versione francese che segue esalta ancora di più la drammaticità aumentando le domande della puerpera e i tentativi pietosi della suocera per occultare la verità.

 

Le Roi Renaud[11]

(Il Re Renaud)

 

 

Personaggi: Il re Renaud, la madre di Renaud, la sposa di Renaud, tre pastori.

Luoghi:  Le mura merlate, la casa di Renaud, la strada per la chiesa, la chiesa del paese.

 

Le roi Renaud de guerre revint,            Il re Renaud tornò dalla guerra

Portant ses tripes dans ses mains.        tenendo le budella nelle mani.

Sa mère était sur le créneau,                Sua madre era sulle mura merlate,

Qui vit venir son fils Renaud.              che vide venire suo figlio Renaud.

 

«Renaud, Renaud, réjouis-toi!              «Renaud, Renaud, rallegrati!

Ta femme est accouchée d’un roi!»      Tua moglie ha partorito un re!»

«Ni de la femme, ni du fils,                  «Né della moglie, né del figlio,

Je ne saurais me réjouir.                       io saprei gioire.

 

Allez, ma mère, allez devant,               Andate, madre, andate avanti,

Faites-moi faire un beau lit blanc;        fatemi fare un bel letto bianco;

Guère de temps n’y resterai:                 non resterò a lungo:

A la minuit trépasserai.                         a mezzanotte spirerò.

 

Mais faites-le faire ici-bas,                    Ma fatelo fare qui in basso,

Que l’accouchée n’entende pas!»          che la partoriente non senta!»

Et quand ce vint sur la minuit,              E quando venne mezzanotte,

Le roi Renaud rendit l’esprit.                 il re Renaud rese l’anima.

 

Il ne fut pas le matin jour,                         Non era ancora mattino,

Que les valets pleuraient très tôt                 che i valletti piangevano presto.

Il ne fut temps de déjeuner,                        Non era ancora tempo di colazione,

Que les servants ont pleuré.                       che i servitori hanno pianto.

 

«Dites-moi, mère, m’amie                         «Ditemi, madre cara

Que pleurent nos valets ici?»                      per cosa piangono i nostri valletti?»

«Ma fille, en baignant nos chevaux,           «Figlia mia, lavando i nostri cavalli,

ont laissé noyer le plus beau.»                    hanno lasciato affogare il più bello.»

 

«Et pourquoi, mère, m’amie                      «E perché, madre cara

Pour un cheval pleurer ainsi?                     per un cavallo piangere così?

Quand le roi Renaud reviendra,                 Quando il re Renaud tornerà,

Plus beaux chevaux amènera.»                   porterà con sé cavalli più belli.»

 

«Ah! Dites-moi, mère, m’amie,            «Ah! Ditemi, madre cara,

Qu’est-ce que j’entends cogner ici?»    cos’è che sento battere qui?»

«Ma fille, ce sont les charpentiers,       «Figlia mia, sono i falegnami

Qui raccommodent le plancher.»         che aggiustano il pavimento.»

 

«Ah! Dites-moi, mère, m’amie,            «Ah! Ditemi, madre cara,

Qu’est ce que j’entends sonner ici?»    cos’è che sento suonare qui?»

«Ma fille, c’est la procession,               «Figlia mia, è la processione

Qui sort pour les rogations.»                che esce per le rogazioni.»

 

«Ah! Dites-moi, mère, m’amie,             «Ah! Ditemi, madre cara,

Que chantent les prêtres ici?»              che cosa cantano i preti qui?»

«Ma fille, c’est la procession,               «Figlia mia, è la processione

Qui fait le tour de la maison.»              che fa il giro della casa.»

 

Or, quand se fut pour relever,              E quando riuscì ad alzarsi,

A la messe elle voulut aller.                volle andare alla messa.

Et quand ce fut passé huit jours,         E quando passarono otto giorni

Elle voulut faire ses atours.                volle uscire in ghingheri.

 

«Ah! Dites-moi, mère m’amie,             «Ah! Ditemi, madre cara,

Quel habit prendrai-je aujourd’hui?»    che abito mi prendo oggi?»

«Prenez le vert, prenez le gris,             «Prendete il verde, prendete il grigio,

Prenez le noir pur mieux choisir.»        prendete il nero come miglior scelta.»

 

«Ah! Dites-moi, mère m’amie,             «Ah! Ditemi madre cara,

Ce que ce noir là signifie?»                  che significa questo nero?»

«Femme qui relève d’enfant,               «A una donna che si rimette dopo un parto,

Le noir lui est bien plus séant.»           il nero è il più adatto.»

 

Mais, quand elle fut parmi les champs,    Ma quando fu tra i campi

Trois pastoureaux allaient disant:            tre pastori andavano dicendo:

«Voilà la femme de ce seigneur               «Ecco la moglie di quel signore

Que l’on enterra l’autre jour!»                  che seppellirono l’altro giorno!»

 

«Ah! Dites-moi, mère m’amie,             «Ah! Ditemi, madre cara,

Que disent ces pastoureaux-ci?»          cosa dicono quei pastori?»

«Ils disent d’avancer le pas,                 «Dicono di affrettarsi,

Ou que la messe n’aura pas.»               altrimenti si perde messa.»

 

Quand elle fut dans l’église entrée,     Quando entrò in chiesa

Le cierge on a lui présenté;                  le diedero il cero.

Aperçut, en s’agenouillant,                  Si accorse, inginocchiandosi,

La terre fraîche sous son banc.            della terra fresca sotto la sua panca.

 

«Ah! Dites-moi, mère m’amie,           «Ah, ditemi, madre cara,

Pourquoi la terre est fraîche ici?»       perché la terra è fresca qui?»

«Ma fille, ne puis plus le celer:           «Figlia mia, non posso più nasconderlo:

Renaud est mort et enterré.»              Renaud è morto e seppellito.»


 

«Renaud, Renaud, mon réconfort,     «Renaud, Renaud, mio conforto,

Te voilà donc au rang des morts!       eccoti dunque tra i morti!

Divin Renaud, mon réconfort,           Divino Renaud, mio conforto,

Te voilà donc au rang des morts!       eccoti dunque tra i morti!

 

Puisque le roi Renaud est mort,         Poiché il re Renaud è morto,

Voici les clefs de mon trésor,             ecco le chiavi del mio tesoro.

Prenez mes bagues et mes joyaux,     Prendete i miei anelli e i miei gioielli,

Nourrissez bien le fils Renaud!          nutrite bene il figlio (di) Renaud!

 

Terre ouvre-toi! Terre, fends-toi!       Terra apriti! Terra spalancati!

Que j’aille avec Renaud mon roi!»     Che io vada con Renaud, il mio re!»

Terre s’ouvrit, terre fendit,                La terra si aprì, la terra si spalancò,

Et fut la belle engloutie.                    e la bella fu inghiottita.

 

(Testo e musica provenienti dalla Normandia e tratti da Les Chansons de France, Editions Slaktine, 1907, ristampato nel 1980)

Nel testo francese, più lungo e descrittivo, dalle mura merlate, che ci ricordano il medioevo, la madre guarda l’arrivo tragico del figlio morente che tiene in mano le proprie budella. Dopo la solita richiesta di fargli il letto Renaud ci informa che morirà a mezzanotte. Il cantore di questa versione aggiunge poi altri fattori di drammaticità e teatralità al racconto in un contesto storico dove tali situazioni dovevano essere comuni e quindi più consone a suscitare sentimenti di pietas. Si noti poi l'incalzare delle domande di una moglie che forse comincia ad avere dei dubbi e la forza di una madre che, per quanto affranta dal dolore, riesce a trovare scuse plausibili per non rivelare la verità. La ballata è in un continuo crescendo di patos fino all'epilogo dove si compie la tragedia finale. Il dolore è tanto forte e straziante da far aprire la terra per accogliere anche la moglie di Renaud. E' ovvio che un episodio siffatto non è mai accaduto, ma la fantasia popolare ha accelerato sinteticamente la morte della donna e ha voluto “vedere” subito insieme i coniugi abbracciati nella tomba.

Dalla Francia la ballata passa al Piemonte. Il finale di questa versione, come spesso succede nei canti narrativi, differisce dai due appena esaminati.

 

Re Gilardin

(Nigra 21)[12]

 

 

(Tendachënt)

 

Personaggi: Re Gilardin, la madre, la sposa, un chierichetto.

Luoghi:          In guerra, la casa, la chiesa.

 

Re Gilardin, lü ’l va a la guera,

lü ’l va la guera a tirar di spada, lü ’l va la guera a tirar di spada.

 

O quand ’l’è stai mità la strada, Re Gilardin ’l’è restai ferito.

Re Gilardin ritorna indietro, dalla sua mamma vò ’ndà a morire.

 

O tun tun tun, pica a la porta: «O mamma mia che mi son morto.»

«O pica pian caro ’l mio figlio che la to dona ’l g’à ’n picul fante.»

 

«O madona, la mia madona, cosa vol dire ch’i sonan tanto?»

«O nuretta, la mia nuretta, i g’fan ’legria al tuo fante.»

 

«O madona, la mia madona, cosa vol dire ch’i cantan tanto?»

«O nuretta, la mia nuretta, i g’fan ’legria ai soldati.»

 

«O madona, la mia madona, disem che moda ho da vestirmi.»

«Vestiti di rosso, vestiti di nero, ma le brunette stanno più bene.»

 

O quand l’è stai ’nt l’üs de la chiesa d’un cirighello[13] si l’à incontrato:

«Bundì bongiur an vui vedovella.»

 

«O no no no che non son vedovella, ’göl fante in cüna[14] e ’l marito in guera.»

«O si si si che voi sei vedovella, vostro marì l’è tre dì che ’l fa tera.»

 

«O tera o tera apriti ’n quatro, volio vedere il mio cuor reale.»

«La tua boca la sa di rose ’nvece la mia la sa di tera.»

 

(Da una registrazione originale di Maurizio Martinotti in alta Val Borbera)

 

Si noti in questa versione piemontese la rapidità degli avvenimenti. Re Gilardin va alla guerra e nel giro di tre strofe è già ferito e morente presso la madre. Re Gilardin è ferito quand ’l’è stai mità la strada. Apparentemente sembra non aver significato che il fatto avvenga nel mezzo del suo cammino ed è anzi curioso che si usino quelle parole. In realtà esse sono utilizzate come codice o formula in diverse ballate italiane e anche in altri contesti europei. Nella versione spagnola diventa en el medio del camino. Questa formula stava a indicare che qualche cosa o un avvenimento avrebbe cambiato per sempre la vita dell’eroe[15].

Nel resto della ballata piemontese si scorgono le similitudini con gli altri testi. Cambia però il finale; qui non si butta nella fossa che la terra magicamente apre. A salvarla è il marito che, seppure defunto, le parla per dirle che le sue parole d’amore, simboleggiate dalle rose, non lo riporteranno in vita e quindi non vale la pena di sacrificarsi. Questa versione, trasmessa da una donna, ha forse subito l'intervento psicologico e biologico di colei che la cantava. Va bene l'amore, ma non esageriamo....

In altre versioni piemontesi si incontrano infatti quasi le stesse parole della versione francese, per esempio come in quella con cui l’eroe è chiamato Prinsi Rinald:

«Cosa völ di’ la mamin grand la téra fresca sut’al mè banch?»

«Nuréta mia pòs pa pi scüsé, Rinald l’è mort e suterè.»

«Pijé la ciav del mè castel che vöi andeme a sutrè cun chiel.[16]»

In Re Gilardin il defunto parla con la moglie. Non è estraneo al mondo della ballata europea la possibilità di parlare con i morti.

A dimostrazione del filo sottile che legava il mondo del canto epico-lirico al teatro, Re Gilardin è una di quelle ballate che vennero trasformate dal mondo contadino in rappresentazione teatrale inscenate durante le veglie, solitamente nelle stalle, in particolari momenti dell'anno.

È interessante un racconto, incluso dal Nigra nella sua raccolta Canti popolari del Piemonte[17], a commento delle versioni piemontesi della ballata che si collega con le versioni bretoni.

«Ecco il racconto, come a me fu fatto nella mia casa paterna in Villa-Castelnuovo dalle vecchie contadine del luogo.»

Il dono della fata

C’era un cacciatore che cacciava spesso per la montagna. Una volta vide sotto una balza una donna molto bella e riccamente vestita. La donna, che era una fata, accennò al cacciatore di avvicinarsi e lo richiese a nozze. Il cacciatore le disse che era ammogliato e che non avrebbe lasciato la sua giovane sposa.

A queste parole la fata gli diede una scatola chiusa, dicendogli che dentro v’era un bel dono per la sua sposa.

Gli raccomandò di consegnare la scatola a questa, senza aprirla. Il cacciatore partì con la scatola. Strada facendo, la curiosità lo spinse a vedere cosa c’era dentro.

L’aperse e ci trovò una stupenda cintura, tinta di mille colori, tessuta in oro e argento. Per meglio vederne l’effetto, annodò la cintura a un tronco d’albero. Subitamente la cintura s’infiammò e l’albero fu fulminato. Il cacciatore, toccato dalla folgore, si trascinò fino a casa, si pose a letto e morì.

Nella versione spagnola che segue la sirena/fata si trasforma direttamente nella morte, altra figura femminile archetipica.


 

La muerte ocultada

(La morte occultata)

 

 

(Giordano Dall'Armellina)

 

Personaggi: Don Bosco, la madre di Don Bosco, la sposa di Don Bosco.

Luoghi:          Il bosco, la casa, la chiesa.

 

Don Bosco se fue de caza,               Don Bosco andò a caccia,

A cazar como solía.                          a caccia come era solito fare.

Los perros llevan cansados,              I cani tornano stanchi,

La caza no aparecía.                         senza cacciagione.

 

Se volvió donde su madre,              Ritornò verso la madre,

Con más pena que alegría               con più pena che allegria

Y en el medio del camino               e a metà del suo cammino

mal de muerte le venía.                   lo colse un malore mortale.

 

«Lo que le digo mi madre,               «Quello che vi dico madre mia,

Respóndame, madre mía,                 mi risponda, madre mia,

no se lo diga a mi esposa,                 non ditelo alla mia sposa,

Hasta pasar año y día.»                    finché non saran passati un anno e un giorno.»

 

«Usted, le dijo mi suegra,                  «A voi dico mia suocera,

Respóndame, suegra mía,                  rispondetemi, suocera mia,

¿A dónde está mi Don Bosco            dov’è il mio Don Bosco

Que él a verme no venía?»                 che non è venuto a trovarmi?»

 

«Tu Don Bosco no está aquí,            «Il tuo Don Bosco non è qui,

Fué a una santa romería,                    è andato a un pio pellegrinaggio,

Y me dijo que no vuelve,                   e mi disse che non torna,

Hasta pasar año y día.»                      finché non saran passati un anno e un giorno.»


 

«Pues hoy se cumple el año,              «E dunque oggi si compie l’anno,

Mañana se cumple el día,                  domani si compie il giorno,

¿De los vestidos que tengo                di tutti i vestiti che ho,

Cual yo mejor me pondría?»              qual è il migliore che mi metterei?»

 

«Ponte tu vestido negro                    «Mettiti il tuo vestito nero

Que muy bien que te estaría.»          che ti starebbe molto bene.»

«Hay mala ya la mi suegra,               «Che cattiva la mia suocera,

Consejo que me daría.                       col consiglio che mi darebbe.

Estar mi Don Bosco vivo                 Col mio Don Bosco vivo

Y yo de luto vestida.»                        e io vestita di lutto.»

 

«Pues ponte el que tu quisieras          «E allora mettiti quello che vuoi

Que a mi igual que me daría.»            che per me è indifferente.»

Vestida iba de seda,                           Se ne andava vestita di seta,

Calzada de plata fina.                         con calzari di argento fine.

 

Cuando iban a la iglesia                     Quando vanno in chiesa

La gente mucho la mira:                     la gente la fissa:

«La viuda de Don Bosco:                  «La vedova di Don Bosco:

¡Oh qué linda de viudina!»                 oh che bella vedovella!»

 

«A usted le digo, mi suegra,               «A voi dico, suocera mia,

Respóndame, suegra mía,                   rispondetemi, suocera mia,

Mucho me mira la gente                     la gente mi guarda fissa

Y mirarme no solía.»                          e di solito non lo faceva.»

 

«Es que como eres tan guapa,           «Siccome sei tanto bella,

Seguro les gustarías.»                         di sicuro piaceresti a loro.»

Cuando entraron a la iglesia,             Quando entrarono in chiesa

Una mala seña había.                         ci fu un cattivo presentimento.

 

«A usted le digo, mi suegra,                «A voi dico mia suocera,

Respóndame, suegra mía:                   mi risponda, suocera mia,

¿De quién son aquellas velas              di chi sono quelle candele

Que arden en nuestra capilla?»           che bruciano nella nostra cappella?»

 

«Las velas son de Don Bosco             «Le candele sono di Don Bosco,

Que en la caza se moría.»                   che è morto andando a caccia.»

«Pues quién le dio a él la muerte        «E allora chi gli diede la morte

Que me quite a mi la vida.»                che si prenda la mia vita.»

Y al otro día temprano,                       E il mattino seguente all’alba

Entierran la viudina.                           seppelliscono la vedovella.

In un’altra versione l’incontro con la morte è persino più evidente ed è accompagnato dai simboli della morte stessa.

A cazar iba don Pedro                      Va a caccia Don Pedro

Por esos montes arriba;                    per quei monti lassù;

Caminara siete leguas                       camminò sette leghe

Sin encontrar cosa viva                    senza incontrare cosa viva

Si no fuera cuervos negros               se non corvi neri

Que los perros no querían.               che i cani non volevano (cacciare).

 

Apéose a descansar                          Smontò da cavallo per riposare

Al pie de una seca encina;                ai piedi di una secca quercia;

Caía la nieve a copos                       cadeva la neve a fiocchi

Y el agua menuda y fría.                  e l’acqua sottile e fredda.

Allegósele la Muerte                        Si accostò la morte[18]

A tenerle compañía.                         a tenergli compagnia.

I simboli della morte sono il numero sette, che incontreremo anche in altre ballate europee con lo stesso significato, i corvi neri e l’assenza di vita nel paesaggio.

Nella stessa versione troviamo nel prosieguo del canto la frase tipica del morente: «Hagame, madre, la cama», «Fammi, madre, il letto» e il sopraggiungere della morte a mezzanotte come nelle versioni in langue d’oc e in francese.


Notes

[1]Come spesso accade nelle ballate allinizio c’è un indizio che prelude a quello che succederà. Il fattore magico della luce quando dovrebbe essere buio è un tipico trucco attuato dagli elfi.

[2] Per il testo in tedesco si digiti Erlkönigs Tochter in internet. Si può anche ascoltare la composizione di Shubert in YouTube.

[3]Si può ascoltare questa versione attraverso il sito www.dallarmellinagiordano.it  in “guarda i miei video/videos of other singers/ Garmana/Herr Oluf.”

[4] Nella mitologia greca tuttavia le sirene sono metà donne e metà uccelli con artigli come le arpie per catturare gli uomini attratti alla loro isola (Scilla e Cariddi nell'Odissea) con il melodioso canto sensuale. Attraggono eroticamente per dare poi la morte. La loro isola era di fatto circondata da ossa in putrefazione di uomini caduti nelle loro grinfie. Solo nel medioevo vi è la trasformazione da donna uccello a donna pesce. Nella mitologia nordica era considerato di cattivo auspicio l'avvistamento di una sirena. Il termine inglese mermaid si traduce letteralmente come vergine del mare e  come tale ha un richiamo erotico ancora più deciso.

[5] «Io son», cantava, «io son dolce serena, /che ' marinari in mezzo mar dismago; /tanto son di piacere a sentir piena! /Io volsi Ulisse del suo cammin vago /al canto mio; e qual meco s'ausa, /rado sen parte; sì tutto l'appago!». ("Io sono, cantava, la sirena che allontana i naviganti dalla loro rotta, come feci con Ulisse. Chi si abitua a stare con me, di rado poi si allontana, se io tutto lo appago")

[6] Per versioni islandesi si veda Olafur Liljuròs e per una norvegese Olav Liljekrans in YouTube.

[7] Le ballate anglo-scozzesi sono classificate con la numerazione che Francis Child ha dato loro nella monumentale opera da lui scritta in cinque volumi English and Scottish Popular Ballads.

[8]Si veda a tal proposito la ballata Tam Lin nel capitolo XIV.

[9] In tutta Europa il canone di bellezza femminile era determinato dalla sfumatura del bianco della pelle. Più era bianca e più era segno di bellezza e nobiltà. L'incarnato del volgo, costituito per la maggior parte di contadini, a causa del lavoro nei campi era più scuro e come tale considerato “volgare.”

[10] Quando c’è il solstizio d’estate e per festeggiare l’arrivo della bella stagione si accendono i fuochi di San Giovanni.

[11] Le parti in corsivo non sono cantate nel cd. Questo vale per tutte le versioni con testo in corsivo.

[12] Le ballate italiane vengono di solito indicate con il numero che Costantino Nigra aveva loro attribuito nella sua raccolta Canti Popolari del Piemonte.

[13] Quando è stata all’uscio della chiesa ha incontrato un chierichetto.

[14] Ho il bambino nella culla.

[15] Ne era consapevole anche Dante che non a caso apre la Commedia con i versi Nel mezzo di cammin per indicare che un evento straordinario avrebbe cambiato la sua vita per sempre. Lo scopo era quello di suscitare curiosità nel lettore.

[16] “Cosa vuol dire suocera mia la terra fresca sotto la mia panca?” “Nuoretta mia non posso più trovare scuse, Rinaldo è morto e seppellito.” “Prendete le chiavi del mio castello che voglio andare a seppellirmi con lui.”

[17] Vol. I, pag. 169, edizioni Einaudi, 1974.

[18] Nell’immaginario collettivo, la morte è una donna vestita di nero con la falce. È interessante notare come in altre versioni, sopratutto in quelle degli ebrei sefarditi raccolte in Marocco, la morte sia personificata dall’orco contro il quale l’eroe lotta e perde. D’altra parte Orcum in latino è il dio dell’Averno, quindi della morte.