Racconti comuni in ballate italiane, svedesi e britanniche: un confronto

 

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La Morte Occultata     Il ritorno del figlio avvelenato     Edward     Come un'antica saga vichinga

Sigismondo e Adelin     De Två Systrarna (Le Due Sorelle)     Esercizi Interattivi

 

 

6.   De Två Systrarna (Le due sorelle)

 

La ballata scandinava De Tva Systrarna è la base per una variante scozzese della stessa. Si tenga  presente che, come sempre succede quando una storia passa da un paese a un altro, si perdono parti del racconto e si aggiungono avvenimenti e personaggi più consoni alla realtà delle genti che cantano la ballata.

 

Där bodde en bonde vid sjöastrand
Blåser kallt kallt väder över sjön
Och tvenne döttrar hade han.
Blåser kallt kallt väder över sjön.

Den ena var vit som den klara sol
Blåser kallt kallt väder över sjön
Den andra var svart som den svartaste kol.
Blåser kallt kallt väder över sjön.

”Vi tvättar oss bägge i vattnet nu
Så blir jag väl som viter som du.”

”Å tvättar du dig både nätter och dar
Så aldrig du blir som viter som jag.”

Och som de nu stodo på sjöastrand
Så stötte den fulaste sin syster av sand.

”Kära min syster du hjälp mig i land
Och dig vill jag giva min lille fästeman.”

”Din fästeman honom får jag ändå

Men aldrig ska du mer på gröna jorden gå.”

Där bodde en spelman vid en strand
Han såg i vattnet var liket det sam.
Spelemannen henne till stranden bar
Och gjorde av henne en harpa så rar

Spelemannen tog hennes guldgula hår
Harporsträngar därav han slog

Spelemannen tog hennes fingrar små
Gjorde harpan tapplor på
Spelemannen tog hennes snövita bröst
Harpan hon klinga med ljuvelig röst

Så bar harpan i bröllopsgård
Där bruden hon dansar med gulleband i hår

Trenne slag uppå gullharpan rann
Den bruden har tagit min lille fästeman

Om söndan så satt hon i brudstol röd
Blåser kallt kallt väder över sjön
Om måndan hon brändes i aska och dö
Blåser kallt kallt väder över sjön.

Viveva un contadino presso la spiaggia,
Soffia freddo, freddo vento sul mare
E due figlie aveva lui.
Soffia freddo, freddo vento sul mare.

Una era bianca come il sole chiaro,
Soffia freddo, freddo vento sul mare
L'altra era nera come il carbone più nero.
Soffia freddo, freddo vento sul mare.

“Ci laviamo entrambe nell'acqua ora
così diverrò io bianca proprio come te.”

“Lavati pure giorni e notti
mai diverrai così bianca come me.”

E quando stavano in piedi presso la spiaggia
allora la più cattiva spinse la sorella nell'acqua.

“Cara sorella mia aiutami a tornare a riva
e io ti darò il mio fidanzatino.”

“Il tuo fidanzatino lo posso prendere comunque
ma mai più camminerai sulla terra verde.”

Viveva un suonatore presso una spiaggia.
Vide che nell'acqua c'era il cadavere.
Il suonatore lo portò fino alla spiaggia
e fece di questo un'arpa unica.

Il suonatore prese i suoi capelli d'oro,
fece piccole corde per l'arpa.

Il suonatore prese le sue dita minute
E ci fece le chiavi per l'arpa.

Il suonatore prese i suoi seni candidi come neve,
l'arpa suonava con timbro meraviglioso.

Allora portò l'arpa nel giardino del matrimonio.
Là danza la sposa con i capelli cinti d'oro.

Tre colpi corsero sull'arpa dorata:
“La sposa ha preso il mio fidanzatino.”

Di domenica era seduta nel rosso seggio di sposa
Soffia freddo, freddo vento sul mare.
Di lunedì era bruciata in ceneri e morì

Soffia freddo, freddo vento sul mare.

 

 

Sono molte le varianti scandinave della ballata ed è pertanto impossibile risalire alla storia originale. Già per comprendere appieno questa versione è necessario indagare su altre varianti in modo da avere una storia più completa. Esiste tuttavia una fiaba in inglese, tratta dalle ballate scandinave, che contiene molti degli episodi ricorrenti. Possiamo basarci su questa sia per una comprensione più completa che come ponte fra la variante scandinava, su riprodotta, e quella scozzese che seguirà. 

C'erano una volta due figlie di re che dimoravano in una casetta vicino alla diga di Binnorie. Sir William venne a corteggiare la maggiore delle due che si innamorò di lui. Le chiese la mano porgendole guanto ed anello[1]. Ma dopo un certo tempo cominciò a guardare la sorella minore dalle guance color ciliegia e dai capelli biondi e il suo amore si trasferì su di lei, tanto che non gli importava più nulla dell'altra. Così la maggiore cominciò ad odiare la minore per averle portato via l'amore di William e giorno dopo giorno il suo odio crebbe tanto da tramare e pianificare il modo di liberarsi di lei.

Così una bella mattina disse a sua sorella: “Andiamo a vedere le barche di nostro padre attraccare al mulino di Binnorie.” E mano nella mano si recarono sul posto. Quando arrivarono alla riva del fiume la minore si arrampicò su una pietra per osservare lo spiaggiamento delle barche. Sua sorella, che era dietro, l'afferrò per i fianchi e la spinse nell'acqua della corrente del mulino di Binnorie.

“Oh sorella, sorella, dammi la mano!” Urlava mentre la corrente la spingeva via. “E avrai metà di tutto ciò che posseggo.” “No sorella, non ti darò la mano poiché sono comunque erede di tutte le tue terre. Che io sia maledetta se tocco la sua mano che si è frapposta fra me e l'amore del mio cuore.” “Oh sorella raggiungimi con un guanto!” gridò la principessa mentre la corrente la trascinava ancora più lontano, “E tu avrai di nuovo il tuo William.” “Continua ad affondare”, gridò la principessa crudele, “Nessuna mano o guanto tu toccherai. Il dolce William sarà mio quando sarai affogata nella corrente del mulino di Binnorie.” Detto questo si voltò e tornò a casa nel castello del re.

La principessa passò attraverso la corrente del mulino, talvolta nuotando, talvolta affondando, finché arrivò vicino al mulino. La figlia del mugnaio stava cucinando e quel giorno e aveva bisogno di acqua per cucinare. Non appena cominciò a tirar su l'acqua dalla corrente, vide qualcosa che galleggiava verso la diga del mulino e chiamò il padre: “Padre chiudi la diga! C'è qualcosa di bianco, una bella ragazza o un cigno bianco latte che viene giù lungo la corrente.” Allora il mugnaio si precipitò a chiudere la diga e fermò le pesanti e crudeli pale del mulino. Poi presero la principessa e la stesero sulla riva. Era così bella e dolce stesa sulla riva! Nei suoi capelli c'erano perle e pietre preziose; non si riusciva a vedere la sua vita tanto era coperta da una cintura d'oro e le frange d'oro del suo vestito bianco scendevano fino ai suoi piedi color del giglio. Ma era affogata, affogata!

E mentre giaceva là nella sua bellezza, un famoso suonatore d'arpa passò dalla diga del mulino di Binnorie e vide il suo dolce, pallido viso. E sebbene continuasse a viaggiare in lungo e in largo, non dimenticò mai quel viso e dopo molti giorni tornò al mulino sulla diga di Binnorie e finì poi per arrivare al castello del re, padre della fanciulla.

Quella sera erano tutti riuniti nella sala del castello per ascoltare il grande arpista. C'erano il re e la regina, la loro figlia, Sir William e tutta la corte. Al principio l'arpista cantò utilizzando la sua vecchia arpa dando gioia o tristezza a suo piacimento. Ma mentre cantava mise l'altra arpa, che aveva fatto quel giorno stesso, su una pietra della sala. Improvvisamente l'arpa cominciò a cantare da sola con voce bassa e chiara. L'arpista smise e tutti zittirono. E questo è ciò che l'arpa cantò:

“Laggiù siede mio padre, il re,

Binnorie, oh Binnorie;

E laggiù siete mia madre, la regina;

Presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.

E laggiù in piedi c'è mio fratello Hugh,

Binnorie, oh Binnorie;

E accanto a lui il mio William, bugiardo e sincero;

Presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.

Tutti si meravigliarono dell'accaduto e l'arpista disse loro che aveva visto la principessa affogata stesa sulla riva vicino alle belle dighe sul mulino di Binnorie e che successivamente aveva costruito un'arpa utilizzando i suoi capelli e le sue ossa pettorali. Proprio allora l'arpa cominciò a suonare di nuovo e questo è ciò che cantò a voce alta e chiara:

“E là siede mia sorella che mi ha affogato

presso le belle dighe sul mulino di Binnorie.”

E l'arpa si schiantò e si ruppe e non cantò più.

Per quanto riguarda le centinaia di versioni esistenti sia in Scandinavia che nelle isole britanniche c'è da rilevare che ognuna ha più o meno un finale diverso. E' come se ogni cantore si fosse divertito a inventare qualcosa di differente per distinguersi dagli altri. In alcune varianti norvegesi l'arpa si rompe in mille pezzi e la principessa bionda ritorna in vita mentre la sorella dai capelli neri è o bruciata viva o seppellita viva come punizione per il crimine commesso. In un'altra, sempre norvegese, le ossa della ragazza sono utilizzate per fare un flauto che è portato alla famiglia per farlo suonare da tutti. Quando la sorella crudele lo suona il sangue sgorga da esso denunciando così la sua colpa. Ne consegue una punizione: la sorella è condannata ad essere legata a quattro cavalli che partono in quattro distinte direzioni e che la faranno a pezzi. In una versione svedese il mugnaio salva la ragazza e la riporta alla famiglia. Alla fine la principessa bionda perdonerà la sorella per il tentato omicidio.

La ballata è conosciuta anche negli Stati Uniti[2] dove di solito la ragazza crudele chiede al mugnaio di affogare la sorella in cambio di oro. Entrambi pagheranno per il crimine commesso: il mugnaio sarà impiccato sulla forca e la sorella crudele sarà bruciata sul rogo accanto a lui. La ballata diventa decisamente americana; non vi è menzione di re o regine, il cavaliere è un semplice ragazzotto e come promessa di matrimonio, invece dell'anello, dà alla ragazza un cappello di castoro! In un'altra versione in cui le ossa della ragazza sono trasformate in un violino il coro è “Oh the wind and the rain, oh the dreadful wind and the rain (Oh il vento e la pioggia, oh il terribile vento e la pioggia) che Bob Dylan trasformerà, con la stessa cadenza, in “Turn, turn to the rain and the wind (Voltati verso la pioggia e il vento) e nell'ultima strofa in “the cruel rain and the wind (il crudele vento e la pioggia) per la sua canzone Percy's Song, canzone che ha tutte le caratteristiche di una ballata tradizionale. I Fairport Convention infatti la ripresero e ne fecero una delle più belle interpretazioni. Anche Joan Baez e Arlo Guthrie si cimentarono con loro pregevoli arrangiamenti. Sono tutte presenti in YouTube.

Cruel sister (Child 10)

(Sorella crudele)

 

In questa versione scozzese sono due i menestrelli che utilizzano le ossa della principessa per farne un'arpa.

Il mugnaio e la figlia non compaiono nel racconto e solo alla fine si intuisce che le due sorelle sono figlie di re (vanno nella sala del padre dove sono tutti riuniti come nelle versioni in cui è esplicito che sono figlie di re).

All'inizio infatti si dice che una non identificata signora aveva partorito due figlie, apparentemente due gemelle, assai diverse fra loro per il colore dei capelli. 

 

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(Giordano Dall'Armellina, Silvia Bozzeda, Maurizio Dehò) 

 

Personaggi:     Una signora (la madre), due sorelle, un cavaliere, due menestrelli, il padre.

Luoghi:          Le spiagge del Nord, le scogliere, il luogo del matrimonio.

 

There lived a lady                               Viveva una donna

[in the north sea shore,                        presso la spiaggia del Nord.

Lay the bent to the bonnie broom.      Poni il giunco con la bella ginestra.

Two daughters were                            Partorì

[the babes she bore.                            due figlie.

Fa la ralla la la la ra la la la.                 Fa la ralla la la la ra la la la.

 

As one grew bright                              Mentre una cresceva spendente

[as in the sun,                                      come il sole,

So coal black grew the elder one.        l’altra cresceva nera come il carbone.

 

A knight came riding to                         Un cavaliere arrivò

[the lady’s door,                                     alla porta della donna.

He’d travelled far to be their wooer.     Era venuto da lontano per corteggiarle.

 

He courted one with                             Ne corteggiò una

[gloves and rings,                                  regalandole guanti e anelli,

But loved the other above all things.    ma amava l’altra sopra ogni cosa.

 

«Oh sister will you go with me,          «Oh sorella vuoi venire con me

To watch the ships sail                       a guardare le navi che fanno vela

[on the sea?»                                        in mare?»

 

She took her sister by the hand,         Prese la sorella per mano

And led her down                               e la condusse fino

[to the north sea strand.                     alla spiaggia del Nord.

 

And as they stood on                          E mentre stavano

[the windy shore,                                sulla spiaggia ventosa,

The dark girl threw her sister o’er.      la ragazza scura gettò la sorella in mare.

 

Sometimes she sank,                          Talvolta affondava,

[sometimes she swam,                        talvolta nuotava

Crying: «Sister reach to me                 gridando «Sorella dammi

[your hand.                                         la mano.

 

Oh sister, sister let me live,                 Oh sorella, sorella lasciami vivere

And all that’s mine I’ll surely give.»     e tutto ciò che è mio lo darò a te.»

 

«It’s your own truelove                       «È il tuo innamorato

[that I’ll have and more,                      che avrò e anche più,

But thou shalt never come ashore.»    ma tu non tornerai mai a riva.»

 

And there she floated like a swan,     E là galleggiò come un cigno,

The salt sea bore her body on.           il mare salato trasportò il suo corpo.

 

Two minstrels walked                        Due menestrelli passeggiavano

[along the strand,                               lungo la spiaggia

and saw the maiden float to land.      e videro la fanciulla fluttuare verso terra.

 

They made a harp of                          Fecero un’arpa con le

[her breast bone,                                sue ossa pettorali,

Whose sound would melt                   il cui suono avrebbe sciolto

[a heart of stone.                                un cuore di pietra.

 

They took three locks                        Presero tre riccioli

[of her yellow hair,                             dai suoi capelli gialli,

And with them strung                        e con loro fecero le corde

[a harp so rare.                                   di un’arpa senza eguali.

 

They went into her father’s hall,        Andarono a casa di suo padre,

To play the harp before them all.       per suonare l’arpa davanti a tutti loro.

 

But as they laid it on a stone,            Ma appena la posero su una pietra,

The harp began to play alone.           l’arpa cominciò a suonare da sola.

 

The first string sang                           La prima corda cantò

[a doleful sound:                                un canto doloroso:

The bride her                                     la sposa affogò

[younger sister drowned.                    la sorella più giovane.

 

The second string                               La seconda corda,

[as that they tried,                              non appena la toccarono,

In terror sits                                        terrorizzò la sposa

[the black-haired bride.                      dai capelli neri.

 

The third string sang                          La terza corda cantò

[beneath their bow,                            sotto il loro arco

And surely now her tears                   e di sicuro ora le sue lacrime

[will flow.                                           scorreranno.

(Versione tratta dall’album del gruppo musicale britannico Pentangle titolato Cruel Sister)

Vediamo ora di analizzare più approfonditamente questo testo scozzese che ci propone come ambientazione le spiagge del Nord.

Il Nord, nel codice delle ballate britanniche, è percepito come negativo mentre il Sud è generalmente positivo. Il codice negativo preparava gli uditori a qualcosa di nefasto. Vi è subito dopo un altro codice contenuto nel coro: Poni il giunco con la bella ginestra, piante che ci dicono che sarà una storia di corteggiamento come nella Pesca dell’anello o Elfin-Knight.

In quasi tutte le versioni sappiamo che la bionda è paragonata alla luce del sole mentre la mora è nera come il carbone, minerale sotterraneo ritenuto vicino al diavolo. Si ricordi che la ballata ha origini scandinave, dove la maggior parte delle genti era bionda o rossa e che quelli che avevano i capelli neri erano i diversi, talvolta i nemici di altre tribù lontane. Non a caso nella loro mitologia, che è diventata comune anche nel resto d'Europa, la fata buona è bionda mentre la strega ha sempre i capelli neri. Questa cultura era talmente radicata nel passato che i primi evangelizzatori cristiani non poterono presentare Gesù, e successivamente Maria, con il vero colore dei loro capelli. Infatti, essendo entrambi ebrei della Palestina, dovevano avere capelli scuri. Per questa ragione, ancora oggi nell’iconografia corrente, permane la rappresentazione di Gesù e Maria con capelli chiari. Se così non fosse stato probabilmente i popoli del Nord avrebbero avuto più difficoltà ad accettare il nuovo dio. È dunque grazie a questo linguaggio codificato che il cantore della ballata ci fa intuire subito chi è la sorella buona e chi quella crudele.

L’uccisione avverrà alla spiaggia del Nord e il corpo della ragazza galleggerà nell’acqua come un cigno che è simbolicamente bianco come la purezza e l'innocenza.

La trasformazione del corpo della ragazza in arpa può apparire come qualcosa di macabro ma chi legge le fiabe è abituato a tali operazioni. Non a caso poi i due menestrelli mettono tre corde alla struttura dell’arpa. In questo modo il cantore avverte il pubblico che ci si aspetta qualcosa di magico. Infatti l’arpa inizierà a suonare e cantare da sola dopo essere stata posta su una pietra.

Infine riaffiora una credenza tipicamente vichinga, secondo la quale l’anima risiede nelle ossa. Non c’è da stupirsi quindi se l’arpa, fatta con le ossa della sorella bionda, possa cantare.

Lo strumento che parla o canta appartiene al mondo magico della favolistica e per quanto non esistano versioni di questa ballata nel Sud Europa, circolano invece fiabe che hanno molto in comune con questa storia. In Italia ne esiste una che si chiama L’uccello grifone[3] . Come in una versione norvegese delle due sorelle, lo strumento che rivelerà l'omicidio è un flauto.

 

Un re, in seguito a una malattia, perde la vista. L’unico rimedio per riconquistarla, secondo i medici, sta nel grasso dell’uccello grifone. Il re allora manda i suoi due figli a cercare il volatile promettendo a colui che lo troverà la successione al trono. Il più giovane dopo qualche giorno avvista e cattura l’animale. Ciò provoca l’invidia del maggiore che uccide il fratello e lo nasconde sotto un tumulo di terra piantandovi sopra una canna. Torna a corte dove viene accolto con gioia dal padre e afferma di non sapere nulla del fratello. Un pastore scopre il tumulo, raccoglie la canna, e ne fa un flauto. Appena tenta di suonarlo questo suona e canta da solo dicendo: «Oh pastorello che in bocca mi tieni, son stato ucciso sul monte di Siena e sto per dirti per quale ragione: perché ho ucciso l’uccello grifone.» Il pastorello decide di tenere lo strano strumento e dopo qualche giorno si reca al palazzo del re dove si tenevano i festeggiamenti per la riacquistata vista del sovrano. Appena lo suona ripete sempre lo stesso ritornello. A questo punto tutti lo vogliono provare e a ciascuno dice all’inizio il loro nome. Anche il fratello maggiore è invitato a provarlo e dopo qualche tentennamento si decide ad appoggiarvi le labbra, ma appena lo sfiora il flauto esclama: «Caro fratello che in bocca mi tieni, mi hai ucciso sul monte di Siena e sto per dirti per quale ragione: perché ho ucciso l’uccello grifone». Scoperto l’assassinio il fratello maggiore viene punito con la morte ed è scaraventato in un burrone dentro una botte irta di chiodi.

 


Note

[1]    Troveremo questa frase anche nella versione scozzese. Dare anello e guanto era una promessa di matrimonio. Il secondo guanto veniva dato nel giorno delle nozze.

[2]    In YouTube si trova anche una versione americana: Cruel sister (Child 10)

[3]    La versione mi è stata data da Loredana Petronio. Mi disse di averla ascoltata dalla madre padovana che a sua volta l’aveva appresa dalla nonna.